

Questa fotografia è una potente rievocazione visiva dell’iconografia barocca di San Girolamo penitente, rivisitata in chiave contemporanea. L’uomo anziano, seminudo, siede pensieroso, avvolto da un drappo rosso e uno più chiaro che richiama la veste cardinalizia del santo. Il suo corpo, scavato dal tempo, diventa emblema della fragilità umana e della condizione mortale.
La composizione richiama la pittura seicentesca, in particolare le opere di Caravaggio e dei suoi seguaci: la luce radente, che taglia l’oscurità, scolpisce i volumi del corpo e ne esalta la tensione spirituale. Il teschio, posto accanto a lui, è il tradizionale memento mori, simbolo della vanitas e della riflessione sulla morte.
Lo sguardo rivolto verso il basso, il gesto della mano al mento, la postura raccolta, suggeriscono meditazione, solitudine e introspezione. In questo scenario essenziale, il corpo non è solo oggetto, ma veicolo di un messaggio esistenziale: la ricerca del senso, anche nel declino.
