La Morte – trittico di carne e marmo
In queste tre fotografie l’artista inscena una danza funebre dove il corpo vivo – nudo, scavato, vulnerabile – si confronta con l’architettura sepolcrale. Non è un semplice nudo in ambiente cimiteriale: è la mise-en-scène del trapasso, un rito performativo in cui pelle e pietra negoziano la propria consistenza.
Foto 1
Un varco di bronzo si apre su una cripta; la donna, scheletrica, avanza reggendosi alla lapide e alla porta. Il rosario che stringe proclama una fede forse vana, mentre la tessitura di rughe e vene ricorda le incisioni della porta stessa: carne e metallo condividono la stessa usura del tempo. Il bianco e nero esaspera i contrasti, facendone un fotogramma quasi caravaggesco.
Foto 2
Qui il corpo rimane intrappolato dietro sbarre tortili: un Giobbe contemporaneo che si piega, sconfitto, dentro il cubicolo marmoreo. Il drappo bianco a terra suggerisce un sudario appena dismesso, o una pelle abbandonata. La dominante cianotica toglie calore, spingendo l’immagine verso un registro pre-mortem: il freddo della pietra ha già contagiato la pelle.
Foto 3
La figura si tende in estasi verso un rilievo leonino: Eros che implora Thanatos. Il volto sollevato, gli occhi socchiusi, l’arco delle braccia creano una postura quasi barocca, ma l’assenza di idealizzazione restituisce brutalmente la materia del corpo. Il contrasto fra le curve muscolari e gli sfregi ornamentali ricorda certi drammi plastici di Auguste Rodin.
Chiave di lettura
Il trittico sovverte la tradizionale dialettica vita/morte: la carne vivente appare già residuo, mentre la pietra scolpita vibra di un’energia quasi erotica. L’artista impiega luce radente, grana marcata e cromie desaturate per inscrivere la modella in un memento mori performativo: la fotografia si fa teatro di decomposizione lenta, ma anche atto di resistenza – un corpo fragile che osa contaminare lo spazio dei trapassati.
Ne risulta un’opera disturbante e lirica al tempo stesso, capace di rinnovare l’iconografia del Vanitas con una fisicità contemporanea, crudele e autenticamente sacrale.



