

Tre limoni sospesi – e un quarto che ne regge la memoria, adagiato sul parapetto – bastano a dichiarare la citazione di “Les jeunes amours” di René Magritte, dove un grappolo di mele levita contro un cielo impossibile. Ma qui la trasposizione da frutto del Nord a agrume del Sud trasforma il gioco surrealista in dichiarazione identitaria: la freschezza agrumata della Sicilia sostituisce la ieraticità belga, inscrivendo l’enigma magrittiano nella luce accecante del Mediterraneo.
La composizione è una linea melodica: i quattro limoni in volo disegnano una curva sinusoidale appena accennata, un “pizzicato” visivo che culmina nel frutto poggiato, ancora provvisto di foglia — unico legame con la terra. Il gradiente cromatico del cielo, dal cobalto profondo all’acquamarina, sfuma poi in un orizzonte marino lattiginoso: questo fondale astratto accentua la sospensione, facendo vibrare il giallo saturo dei frutti come note su un pentagramma.
Il fotografo rinuncia a manipolazioni ostentate: non ci sono ombre drammatiche né effetti HDR, soltanto la purezza di un controluce che ritaglia i limoni in silhouette morbida. L’assenza di riferimenti spaziali — salvo il bordo terracotta in basso, occhio di prospettiva e citazione di balcone mediterraneo — riduce la scena a pura metafisica della leggerezza.
Il titolo, Giovinezza, suggella la lettura: la levitazione diventa metafora di uno stato di grazia, di un momento in cui il peso di gravità è sospeso e tutto appare possibile. Se Magritte invitava a dubitare del visibile, questa immagine invita a gustare l’improbabile, concedendo ai limoni — e a noi con loro — un attimo di spensierata libertà.
Il set per la realizzazione dello scatto fotografico

